Lou X e la dialettica negativa

Treppenwitz

“L’illuminismo, nel senso più ampio di pensiero in continuo progresso, ha perseguito da sempre l’obiettivo di togliere agli uomini la paura e di renderli padroni. Ma la terra interamente illuminata splende all’insegna di trionfale sventura.”

Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, 

Dialektik der Aufklärung. Philosophische Fragmente

Questo testo non vuole essere una biografia, né il racconto personale del significato che le parole di Lou X hanno assunto all’interno del mio orizzonte valoriale. Questo testo, che ha sicuramente una sua componente emotiva, cerca invece di fornire, nel suo piccolo, alcuni spunti di riflessione che possano, attraverso uno sviluppo critico, farci interrogare sul possibile lascito intellettuale prodotto dai Cafoni.

L’intento è quindi quello di fornire dei piccoli frammenti che possano servire da supporto a delle discussioni non ancora nate. Ma che Fors’è utile fare.

Introduzione

I motivi che mi hanno portato a scrivere di Luigi Martelli, in arte Lou X, sono molti. Ma alla base di questi si è sempre agitata un’esigenza. L’esigenza profonda di rispettare il lavoro di una persona che non conosco.

Perché Luigi Martelli non lo conosco se non attraverso la sua musica, i racconti di alcune persone amiche (che ringrazio infinitamente per il contributo fornito per la realizzazione di questo testo) e informazioni reperite in giro attraverso interviste o materiale affine; ma come capita a volte quando incontro idee stimolanti proposte da persone con cui non ho mai parlato, io Luiggio ho cercato di immaginarmelo provando la particolare sensazione, non molto fondata, di capirlo.

Questa presunta vicinanza, che è anche la componente emotiva di questo testo, è stata la spinta che mi ha fatto interessare al suo lavoro e a quello del collettivo che ha contribuito a formare. Costa Nostra.

Questo interesse è stato per alcuni brevi periodi della mia vita quasi esclusivo, poiché mi è capitato di tornare su quelle parole in momenti diversi e di trovarci significati nuovi, più ampi, e questo ha portato con sé domande.

Perché se in età puberale, da discreto appassionato del genere musicale a cui la Costa faceva riferimento, comprendevo determinati concetti, tornando sugli stessi in periodi successivi, questi aumentavano la loro capacità di farmi riflettere di fronte ad una realtà avara. Questo per me è stato motivo sufficiente per maturare un’intenzione di ricerca. Così, dopo qualche anno di frequentazione con la musica del collettivo, eccomi qui a condividere una riflessione.

Gli interrogativi che hanno mosso questa riflessione hanno a che fare con i concetti espressi dal gruppo nel corso della sua attività; e possono essere formulati in questi termini: è possibile stabilire se il collettivo abbia lasciato una qualche traccia intellettuale attraverso il suo lavoro? E inoltre, qualora alla prima domanda sia possibile dare una risposta affermativa, è possibile stabilire un collegamento tra alcune delle idee espresse dalla Costa ed elementi della “teoria critica” sviluppata da Max Horkheimer, Theodor W. Adorno e Herbert Marcuse?

Al fine di sviluppare questa riflessione – senza stravolgere il senso attribuito ai concetti dagli autori – ho ritenuto che la soluzione migliore fosse quella di fare riferimento alle parole degli stessi, proponendo dei ragionamenti su temi specifici (frammenti) che abbiano valore transitivo nel delineare il concetto di pensiero negativo e, unitamente, quando possibile, capire se possa esserci un collegamento tra quest’ultimo e alcune delle idee proposte dalla Costa all’interno dei suoi versi.

Concludendo l’introduzione vorrei quindi ripetere che la mia intenzione non è trovare qui una risposta a questi interrogativi, l’intento di questo testo è quello di suggerire una discussione futura. La parte iniziale di un inizio.

Fors’è

Sul concetto di Realtà

Il rapporto con la realtà, le relazioni tra Essere e Realtà, Ragione e Realtà, Soggetto e Oggetto, Civiltà e Natura, trovano molto spazio nei testi del collettivo e in particolare di Lou X. Ma qual è il senso di questa realtà?

La realtà descritta da Lou X è complessa, plurale, contraddittoria. Presenta delle verità molteplici.

Senza pretendere di esaurire qui l’argomento e con il fine di stimolare una discussione in questo senso è utile partire dal concetto di “illuminismo” e di “logica formale” così come viene inteso da Max Horkheimer e Theodor W. Adorno nel libro Dialettica dell’illuminismo.

“Il programma dell’illuminismo era di liberare il mondo dalla magia. Esso si proponeva di dissolvere i miti e di rovesciare l’immaginazione con la scienza1.”

Secondo l’illuminismo “la materia deve essere dominata al di fuori di ogni illusione di forze ad essa superiori o in essa immanenti… Ciò che non si piega al criterio del calcolo e dell’utilità, è, agli occhi dell’illuminismo, sospetto2.”

Per i due autori la logica formale è stata la grande scuola dell’unificazione. “Essa offriva agli illuministi lo schema della calcolabilità dell’universo. L’equiparazione di sapore mitologico delle idee ai numeri negli ultimi scritti di Platone, esprime l’anelito di ogni demitizzazione: il numero divenne il canone dell’illuminismo3.”

Parafrasando Vincenzo Rosito sull’opera di Theodor W. Adorno Dialettica Negativa4, l’illuminismo non viene presentato dagli autori come la fase della cultura Europea a cui il termine oggi rimanda, ma come il processo di razionalizzazione che ha accompagnato lo sviluppo della cultura occidentale, dalle sue origini fino ad oggi.

L’illuminismo si sta progressivamente trasformando nell’ideale verso cui tende, riducendo la verità a ciò che si presta alla dimostrazione empirica e distruggendo allo stesso tempo la propensione conoscitiva assume l’aspetto del sistema, nel quale l’universo è ridotto a calcolabilità.

“La quantificazione della natura, che ha portato a fornire di essa una spiegazione in termini di strutture matematiche, ha separato la realtà da ogni scopo inerente e, di conseguenza, ha separato la verità dal bene, la scienza dall’etica5.”

In tale realtà, la materia è neutrale quanto la scienza. Ma è precisamente il suo carattere neutrale che rapporta l’oggettività ad uno specifico Soggetto storico, cioè alla coscienza che prevale nella società dalla quale e per la quale la neutralità è stabilita.

“La razionalità scientifica favorisce una specifica organizzazione della società, proprio perché concepisce una forma pura che può essere piegata praticamente a tutti i fini. Formalizzazione e funzionalizzazione sono, antecedentemente ad ogni applicazione, le «forme pure» di una concreta pratica sociale.

Mentre la scienza liberava la natura da ogni fine intrinseco e spogliava la materia di ogni qualità che non fosse qualità quantificabile, la società affrancava gli uomini dalla gerarchia «naturale» della dipendenza personale e li poneva in rapporto tra loro in riferimento a qualità quantificabili, come unità di un’astratta forza lavoro, calcolabile in unità di tempo. 

In virtù della razionalizzazione dei modi di lavoro, l’eliminazione delle qualità è trasferito dall’universo della scienza a quello dell’esperienza quotidiana6.”

Ma qual è il punto di collegamento che unisce questa visione della realtà, così descritta dai pensatori della Scuola di Francoforte all’interno della teoria critica della società, e quella descritta da Lou X nei suoi testi?

Per quanto non conosca gli assunti concettuali da cui Lou X è partito per scrivere le sue canzoni, all’interno delle stesse vengono proposte, derise e smascherate molte delle contraddizioni presenti nella concezione di realtà criticata dai pensatori tedeschi.

La razionalità che muove la società attuale viene posta come oggetto della critica dalla ragione stessa. Gli oggetti e le contraddizioni che si presentano nel mondo reale non si offrono come oggetti di conoscenza, ma come oggetti della critica. In questo senso la negazione precede la verità positiva, la definizione.

Ed è sulla definizione, sul pensiero identificante e sul linguaggio che tutti i protagonisti di questo scritto pongono l’accento.

“Se ti feriscono queste parole/

Se cerchi distrazione, non è canzone/”

Luigi “Lou X” Martelli, Il mattino ha l’oro in bocca, 1998

Il linguaggio mediato dalla razionalità che oggi prevale attesta l’identificazione e l’unificazione in corso, la promozione sistematica del pensiero e del fare positivo, l’attacco concertato alle idee trascendenti, critiche. Nei modi di parlare che oggi prevalgono si delinea il contrasto tra i modi di pensiero dialettici e gli “abiti di pensiero” sociali.

“Movimenti circolari, c’è chi mette in pratica/

In una cospirazione sistematica/

Per la gente che va cercando vie di uscita/

Chi gliel’ha promessa dov’è finito, forse passa/

Dove la tensione non resta bassa/”

Luigi “Lou X” Martelli, Stati d’ansia, 1998

“Nell’espressione di questi abiti di pensiero la tensione tra apparenza e realtà, fatto e fattore, sostanza e attributo tende a scomparire. Gli elementi di autonomia, di scoperta, di dimostrazione e critica recedono dinanzi alla designazione, all’asserzione, all’imitazione. Il discorso viene privato delle mediazioni che rappresentano stadi diversi del processo di cognizione e di valutazione cognitiva. I concetti che abbracciano i fatti e in tal modo li trascendono stanno perdendo la loro autentica rappresentazione linguistica. Senza queste mediazioni, il linguaggio tende ad esprimere ed a promuovere l’identificazione immediata della ragione col fatto, della verità con la verità stabilita, dell’essenza con l’esistenza, della cosa con la sua funzione7.”

Definire porta a una logica dell’esclusione. Delimitare un significato coincide sempre con l’esclusione di altri significati, poiché non ci può essere un nome che abbia la pretesa di esaurire in se stesso la totalità del concetto e dunque del reale che deve essere espresso nel concetto; è solo continuando a criticare l’oggetto, esprimendo ciò che non può essere, che ci si avvicina al reale che esso contiene.

Prima di questa formalizzazione l’esperienza del mondo diviso aveva trovato la sua logica nella dialettica. “In essa i termini «Essere», «Non-Essere», «Mondo», «Movimento», «l’Uno e i Molti», «Identità» e «Contraddizione» vengono tenuti metodicamente aperti, ambigui, non chiaramente definiti. Essi hanno un orizzonte aperto, un intero universo di significato che viene gradualmente strutturato nel processo medesimo della comunicazione, ma che non è mai chiuso.

Le proposizioni sono offerte, sviluppate e strutturate in un dialogo, nel corso del quale l’interlocutore è portato a mettere in questione l’universo di esperienza e di linguaggio che di norma non è mai posto in questione, ed a entrare in una nuova dimensione del discorso8.”

Per tal ragione tra pensiero dialettico e la realtà v’è contraddizione piuttosto che corrispondenza. Il pensiero dialettico non vuole salvare la realtà dalle sue contraddizioni, ma dal linguaggio che vorrebbe superare tali contraddizioni. L’oggetto resiste sempre al concetto che vuole definirlo e acquista la forma logica della contraddizione. C’è la rinuncia ad ogni verità positiva in quanto sintesi.

La definizione crea scarti e produce scartati. La ragione che Lou X mette a disposizione della realtà vede l’essenziale in questo scarto, si mette nella possibilità di guardare il mondo dalla prospettiva di ciò che è stato scartato.

“E come il nero non si squaglia se controllati/

Sorveglio il mare dalla parte dei pirati/”

Luigi “Lou X” Martelli, Sulla costa, 1998

“Il giudizio che costituiva il nucleo originale del pensiero dialettico era formalizzato nella forma proposizionale «S è p». Questa forma, tuttavia, nasconde anziché rivelare la proposizione dialettica fondamentale, che esprime il carattere negativo della realtà empirica9.”

Questo stile di pensiero contraddittorio rappresenta la forma interna della logica dialettica. “Le proposizioni che definiscono la realtà affermano come vero qualcosa che non esiste al presente; esse contraddicono così ciò che esiste, negando la sua verità. Il giudizio affermativo contiene una negazione che scompare nella forma proposizionale (S è p).

Si pensi ad esempio a proposizioni come «la virtù è conoscenza», «la giustizia è quello stato in cui ciascuno svolge la funzione per cui la natura lo ha reso più adatto» o «l’uomo è libero». Se queste proposizioni hanno da esser vere, ne segue che la copula «è» enuncia un «dover esser»… Essa giudica le condizioni in cui la virtù non è conoscenza, in cui gli uomini non svolgono la funzione cui sono per natura più adatti, in cui non sono liberi10.”

La verifica della proposizione implica un processo di fatto non meno che di pensiero: (S) deve diventare ciò che è. Essa potrebbe leggersi, ad esempio, come segue: l’uomo non è (di fatto) libero, ma così dovrebbe essere, poiché egli è libero per natura.

“Di conseguenza il pensiero è condotto dalla situazione dei suoi stessi oggetti a misurare la loro verità nei termini di un’altra logica, di un altro universo di discorso. Questa logica proietta un altro modo di esistere: la realizzazione della verità nelle parole e negli atti dell’uomo. E dato che tale progetto implica l’uomo come «animale sociale», la polis, il movimento del pensiero ha un contenuto politico. Il discorso socratico è in tal senso un discorso politico, in quanto contraddice le istituzioni politiche stabilite. La ricerca della definizione corretta, del «concetto» di virtù, giustizia, pietà e conoscenza diventa un’impresa sovversiva, poiché il concetto propone una nuova polis11.”

“Carne da macello la pecora è nel gregge/

La legge non è la mia vita, non è la mia sfida/

Ma pende su chi non s’arrende/

Quando lo scopo è l’anello di congiunzione/

C.N. è in azione, Lou X è il mio nome, solo per dargli coraggio/

Per dare coscienza a un oltraggio/

Allargo il mio raggio/

Continuando anche se avremo la peggio/

Su qualche catena lascio uno sfregio mirato al nodo portante/

E quando alla fine ci tocca/

Ci trova il mattino l’oro in bocca/”

Luigi “Lou X” Martelli, Oro e acciaio, 1998

Sul concetto di Dominio

Se, come dicono Horkeimer e Adorno, “la vita pubblica ha raggiunto uno stadio dove il pensiero si trasforma inevitabilmente in merce e la lingua in imbonimento della medesima12”, il termine dominio va inteso non solo come il potere e la repressione esercitata da un singolo individuo o dall’unione di più individui (o esercitato da un’istituzione o dall’unione di più istituzioni), ma anche come la forza esercitata dalla razionalità stessa nel momento in cui questa si fossilizza, attraverso la definizione, su delle verità parziali, nel momento in cui il pensiero si perde nel linguaggio.

Come totalità linguisticamente sviluppata, che mette in ombra, con la sua verità ogni singola verità altra, l’illuminismo si sostituisce al mito.

“Quanto più scompare l’illusione magica, e tanto più spietatamente la ripetizione, sotto il nome di legalità, fissa l’uomo nel ciclo avendo oggettivato il quale nella legge di natura egli si crede garantito come libero soggetto13.”

“Quando pensavi di girare libero per le strade del mondo come te stesso/”

Andrea “C.U.B.A. Cabbal” Martelli, Il mattino ha l’oro in bocca, 1998

“L’universalità delle idee, sviluppata dalla logica discorsiva, il dominio nella sfera del concetto, si eleva sulla base del dominio reale. Nella sostituzione dell’eredità magica, delle vecchie e confuse rappresentazioni, con l’unità concettuale, si esprime il nuovo ordinamento, determinato dai liberi e organizzato dal comando14.”

“Io non mi illudo: vado a spasso per l’impero/“

Luigi “Lou X” Martelli, A spasso per l’impero, 1998

Ogni tentativo di spezzare la costrizione naturale spezzando la natura, dominando la natura, cade tanto più profondamente nella coazione naturale.”Questo il corso della civiltà europea. L’astrazione opera con i suoi oggetti come il destino di cui elimina il concetto: come liquidazione. Sotto il domino livellatore dell’astratto, che rende tutto ripetibile in natura, e dell’industria, per cui esso lo prepara15”… le persone perdono la loro capacità critica cedendo ad una verità ipostatizzata.

“Poi dorati nella sapienza incorniciata/

Caricatura in caricatura nella mente allucinata/

Figura che assicura e spinge a fare di meglio/

Isterismo a schermo piatto che mi vuole uguale al modello/…”

Luigi “Lou X” Martelli, Che Sta Succedendo?, 1994

Sul concetto di cultura

“Se il bisogno di divertimento è stato prodotto, in larga misura, dall’industria, che reclamizzava, agli occhi delle masse, l’opera col soggetto, l’oleografia col piatto prelibato che vi era riprodotto, e, viceversa, la polvere per fare il budino con la riproduzione del budino stesso, è dato avvertire da sempre, nell’amusement, il tono della manipolazione commerciale.

Ma l’affinità originaria del mondo degli affari e di quello dell’amusement si rivela nel significato proprio di quest’ultimo: che non è altro che l’apologia della società. Divertirsi significa essere d’accordo. L’amusement è possibile solo in quanto si isola e si ottunde rispetto alla totalità del processo sociale, e abbandona assurdamente, fin dall’inizio, la pretesa irrinunciabile di ogni opera, per quanto insignificante possa essere: quella di riflettere, nella propria limitazione, il tutto16.”

“In pista si sentono le solite soubrette/

E chi resta per strada ci riflette, uno nove nove/

Sette, con un piano migliore/

Dei dannati faremo una nazione/“

Luigi “Lou X” Martelli, Vittime e complotti, 1998

“Divertirsi significa ogni volta: non doverci pensare, dimenticare la sofferenza anche là dove viene esposta e messa in mostra. Alla base del divertimento c’è un sentimento di impotenza. Esso è, effettivamente, una fuga, ma non già, come pretende di essere, una fuga dalla cattiva realtà, ma dall’ultima velleità di resistenza che essa può avere ancora lasciato sopravvivere negli individui17.”

“E dove sto i più forti sopravvivono/

Quando si chiedono, chi è che piange se essi ridono?/”

Luigi “Lou X” Martelli, Il vero nemico, 1998

Oro e acciaio

Una possibile spiegazione del perché come genere musicale, che è stato cooptato da quella che Adorno definisce “industria culturale”, il rap riesca comunque a veicolare l’apertura del linguaggio a diversi significati ce la danno Wikipedia e David Foster Wallace.

Secondo Wikipedia il verso è l’unità metrica base per la poesia.

“La divisione di un testo in versi indirizza subito il lettore verso un’interpretazione del testo focalizzata non solo sul suo significato ma anche sul modo in cui questo è espresso e organizzato, in altre parole sulla dialettica tra forma e contenuto.

La segmentazione versale entra in relazione con quella linguistica in un gioco di corrispondenze e sfasature che a loro volta vengono ad assumere un rilievo espressivo e formale18.”

Secondo questa lettura il linguaggio poetico – attraverso le relazioni stabilite dalla sua unità metrica di base: il verso – stimola il lettore ad andare oltre il significato delle parole. Nel rap avviene la stessa cosa, elevata a potenza. L’esponente di questa operazione, nel rap, è la musica. Anche nel rap esiste il verso come unità metrica, ma a questo vanno aggiunte le relazioni che quest’ultimo stabilisce con la base musicale alle sue spalle.

“Un ascolto attento, in qualunque forma, rivela tuttavia che i migliori pezzi rap spingono alla massima efficienza il loro motore poetico contro le limitazioni, di durezza quasi ellitoniana, derivanti tanto dalle complesse esigenze ritmiche quanto dalle imposizioni, quasi analoghe, della rima; qui le limitazioni sono i preziosissimi vincoli formali di cui ogni nuova espressione artistica si serve per autodefinirsi, opponendovisi dall’interno – l’Altro formale di cui ogni discorso nuovo e agguerrito ha bisogno. La rima baciata, ad esempio, è una costrizione formale così severa che nel rap rende necessarie innovazioni prosodiche estremamente complicate – enjambement disordinati ma efficaci, accenti che si alternano fra i vari piedi standard, combinazioni irregolari di giambi con trochei e di entrambi con spondei, quel tipo di libertinismo metrico che prende il nome di verso libero, ma che in questo caso è richiesto dalle stesse identiche barriere uditive che il verso libero intendeva abbattere ad ogni costo19.”

Questa riflessione fatta da Wikipedia e da David Foster Wallace – relativa alle intricate relazioni di musica e testo – potrebbe essere una possibile spiegazione di come il rap, per sua natura, abbia la capacità di distruggere la sintassi e slegare le parole dal significato che comunemente viene loro attribuito. Questi nodi di associazione permetterebbero al testo rap di avere diversi livelli di lettura e numerosi rimandi.

Per concludere comunque è bene sottolineare come, queste “limitazioni” del rap, che da una parte sembrano concedere questo sviluppo dialettico, dall’altra sembrano essere anche il principale ostacolo che il rap pone tra l’ascoltatore e la comprensione del rap stesso.

Alcuni di questi ostacoli – come la percezione di un uso estromissivo del dialetto; il gergo autoriferito; termini risignificati; riferimenti troppo locali per essere colti – si dimostrano molto restrittivi per la volontà dell’ascoltare che vuole mettersi in ascolto.

Ma, sebbene “gli ostacoli del rap” non siano l’argomento di questo testo, è bene ricordali per avere un’idea maggiormente definita sull’argomento.

Il mattino ha l’oro in bocca

Qui ci doveva essere la conclusione, ma come detto questa vuole essere solo una riflessione, uno spunto di riflessione per far nascere una discussione. 

Non c’è intenzione da parte mia di trovare qui una risposta esauriente ai quesiti di questo testo, ma c’era sicuramente il bisogno di parlarne, perché il mattino ha l’oro in bocca.

C’è qualcuno che ha paura…

paura di guardarsi dentro, prima.

e guardare fuori, dopo… paura di scoprire

un universo lontano dal ruolo assegnatogli.

Che cozza violentemente con le illusioni dello

spettacolo e del dominio. Paura di capire che

il proprio destino è solo non arrivare mai

alla carota che pare luccicare davanti…

Certo il risveglio è doloroso perché dietro

c’è il bastone, ma il mattino ha l’oro in bocca:

PERCIÒ È LA REALTÀ.

C’è qualcuno che ha paura ancora…

paura di spegnersi come un lumino in un

cimitero… e lotta per risplendere con forza,

con passione, per brillare al sole come

tamburi di guerra che battono in cuor suo

e in quelli che pulsano intorno… lampi che 

squarciano il buio gli occhi suoi. Che

scavano e si lasciano scavare. Che riempiono

chi li sa accogliere. Che tormentano chi li vuole respingere:

PERCIÒ È LA LEALTÀ.

C’è qualcuno che mette paura…

col buio. Fabbricato con luci e bagliori. 

Con cui riempie anime dannate… con i suoi

mille e mille soldati che di umano non hanno

più niente. Nemmeno la maschera da carogna

che si portano dietro soddisfatti… con un 

grande inganno. Disseminato tra le infinite, 

false, vigliacche, infami esistenze. Pronti

a sacrificare la realtà e la lealtà

sugli altari dell’impero

PERCIÒ È LO SCONTRO.

Luigi “Lou X” Martelli, 

Poesia stampata sull’album: La realtà, la lealtà e lo scontro, 

Abruzzo, Italia, 

1998

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